(Racconto Erotico) La mia prima pisciata

(Racconto Erotico) La mia prima pisciata

Ai tempi della scuola, tutti la chiamavano “Albachiara”. In effetti Sandra era così . Amava studiare, non si truccava mai e si vestiva con abiti poco attraenti. Jeans, maglioni larghi e scarpe da tennis.

I capelli li portava corti all’inizio del liceo. Poi si erano allungati, ma lei non li scioglieva mai e li legava a coda di cavallo. Non li aveva mai tinti mentre le sue compagne sperimentavano colpi di sole, meches e quant’altro. Arrossiva terribilmente quando un ragazzo la guardava.

Era davvero molto carina, ma non aveva mai avuto un fidanzato. Era quel che si dice acqua e sapone. Ogni tanto si chiudeva in camera con la scusa di studiare e si spogliava. Si guardava allo specchio, poi si toccava. Al prete che diceva messa la domenica non aveva mai confessato la sua “perversione”. Che poi non la viveva come tale e andava in chiesa solo per compiacere sua madre.

Dopo gli esami di Stato, Sandra decise di diventare maestra e si iscrisse all’università. Inutile a dirsi che gli esami di ammissione non furono per lei un grande ostacolo. Al primo anno conobbe Luca, un caro collega universitario che divenne il suo fidanzato.

Fu con Luca che Sandra ebbe i suoi primi rapporti sessuali ma era anche lui alle prime armi e per Sandra fu una delusione. Si lasciarono pochi mesi dopo senza troppi rimpianti.


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L’anno successivo, una ragazza conosciuta all’università la convinse ad andare in discoteca con lei. Sandra non era mai stata in una discoteca, ma Denise era così travolgente e insistente che non seppe dirle di no. Nonostante le proteste dei suoi, quella sera lasciò il suo guscio e conobbe Massimo.

Un ragazzo poco più grande di lei. Alto e forte, stava all’entrata della discoteca.

“Guarda quanto è bono il buttafuori!”
Urlò Denise, indicando Massimo. E Sandra voltò lo sguardo verso di lui.
-Altro che- si disse .
Ma mai avrebbe pensato di poter suscitare il suo interesse.

Massimo le telefonò il giorno seguente, un amico di Denise gli aveva procurato il suo numero, le disse. Inizialmente la ragazza si indispettì ma dopo aver colto il suo imbarazzo, perché in realtà era convinto che lei ne fosse al corrente, decise di dargli un’opportunità. In fondo a lei lui piaceva molto. Fu così che iniziarono a frequentarsi, anche se i genitori di lei non vedevano di buon occhio Massimo.

“Ma chi è quel buzzurro che ti viene a prendere? Ma non scende mai a salutare? Ma quel bravo ragazzo, Luca, che fine ha fatto?…”
Sandra non li ascoltava più. Solo ora aveva finalmente scoperto quanto la vita potesse essere meravigliosa. Senza trascurare lo studio, passava molto tempo con Massimo. Lui la iniziò ai piaceri del letto.

Nel quotidiano lui era tenero e premuroso, ma durante gli amplessi diventava autoritario. Quando decideva di soddisfare una sua fantasia, non accettava repliche. A volte le faceva male, dandole piccoli morsi o sculacciandola con forza. Ma a Sandra tutto questo piaceva. Lui la guidava verso un indicibile godimento.

“Si chiama orgasmo” La canzonava a volte.
Una sera le telefonò e le disse:
“Stasera usciamo a cena. Poi andiamo da me. Voglio farti godere così tanto da farti pisciare! Addosso a me.”
Sandra non credeva alle sue orecchie non aveva mai sentito parlare in vita sua di pissing. Prese a tremare chiedendosi se i suoi genitori potessero averlo giudicato a ragione un depravato.

Poi accese il pc e si documentò. Scoprì un mondo fatto di giochi erotici con l’urina che non aveva mai innaffiato la sua fantasia di ragazza casa e chiesa.

A Massimo non sapeva e non poteva dire di no. Avrebbe fatto quello che lui voleva, perché era questo che desiderava, lei.
Passò a prenderla in auto si recarono in pizzeria. Parlarono di tutt’altro, lei non pose domande e l’argomento pissing non venne toccato. A cena, lui le consigliò di bere qualche birra ma non era né abituata, né in grado di opporsi.

Certo che la sua proposta l’aveva spiazzata…
Lei lo vedeva un uomo forte, tutto di un pezzo. Perché aveva espresso il desiderio di una pratica così degradante?

Andarono a casa sua. Massimo la spogliò come faceva quasi sempre. Spesso lui si abbassava solo pantaloni e slip, ma stavolta si tolse tutti i vestiti. Poi la guidò sul letto e le disse di allargare le gambe, le sue labbra le sfiorarono il clitoride. La ragazza fu colta da un brivido di piacere.

Lei farfugliò qualcosa ma le sue parole rimasero del tutto ignorate.
Lui non interruppe la sua performance per spiegarle le sue intenzioni e continuò a coccolare il clitoride, baciandolo e leccandolo con movimenti circolari. Poi prese a succhiarlo. Sandra iniziò ad implorarlo, perché solo con la penetrazione quella dolce tortura avrebbe avuto fine.

Quando Massimo decise che era giunto il momento di mettere a riposo la sua lingua, si staccò da lei e la costrinse a mettersi in piedi. Poi la sollevò e se la mise sulla spalla destra a pancia sotto. Sandra era bassina ed esile e pesava meno di cinquanta chili e la portò senza sforzi nel box doccia. Bagnata, rossa e calda di passione. All’interno del box doccia la penetrò con foga. In piedi,lei gli graffiava la schiena. Entrambi eccitatissimi vennero insieme. Fu allora che Massimo le chiese di urinare.

“Ma non mi scappa” protestò lei.
“Concentrati cazzo, hai bevuto tutta quella birra. Su, dai, anche qualche goccia…”

Sandra si sforzò un poco per superare il senso di vergogna e alla fine riuscì a pisciargli addosso. L’urina le scese copiosa dalla figa per finire su tutto il corpo di Massimo. Lei non aveva mai urinato addosso ad una persona ma adesso vedeva e bene dagli altri liquidi che perdeva quanto potesse essere eccitante.

Si lavarono. Lei insaponò la sua schiena, le sue parti intime e i suoi piedi. Lui fece lo stesso con lei. Dopo essersi risciacquati, si avvolsero negli accappatoi.

“Perché hai voluto questo?” Gli chiese guardandolo negli occhi con affetto e forse riconoscenza per il mondo che lui le aveva fatto scoprire.
“Non ti è piaciuto?”
“Sì, molto.”
“E io per questo l’ho voluto fare, perché sapevo che sarebbe piaciuto a me e a te.”

Si baciarono teneramente, poi si rivestirono. Lui l’accompagnò a casa. L’indomani nel pomeriggio lei avrebbe vestito i panni della brava ragazza che tutti conoscevano e avrebbe sostenuto l’ ennesimo esame, guadagnandosi meritatamente un altro trenta e lode.

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